Elaborazione grafica di Guido Nestola

6.8.07

Annibale condiviso

Con grande piacere, considerata la fonte, scopro che la mia passione per Paolo Rumiz e i suoi viaggi estivi è condivisa da Antonio Sofi e altri ancora. Sto ritagliando le pagine giorno per giorno, per rileggerle da mercoledì, quando finalmente sarò in ferie. Intanto, qualche giorno fa ho declamare il pezzo introduttivo pubblicato due domeniche fa a un'astante. Esagero?

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11.6.07

Pellegrini contemporanei: penitenza o moda?

Cambiare scenario; abbandonare Londra l'Inghilterra e mettersi in viaggio attraverso l'Europa come un vagabondo o uno studioso errante!... D'un tratto non era più soltanto ovvio, ma era l'unica cosa da fare. Avrei viaggiato a piedi, dormito sui covoni d'estate, mi sarei riparato nei fienili quando pioveva e nevicava e avrei familiarizzato soltanto con i contadini e i viandanti. Se fossi riuscito a vivere di pane e formaggio e mele con cinquanta sterline l'anno come Lord Durham con qualche zero di meno, avrei conservato anche qualche spicciolo per carta e matite e un boccale di birra ogni tanto. Una nuova vita! Libertà! Qualcosa di cui scrivere!
Patrick Leigh Fermor

Il low cost? Superato. La nuova vacanza è a costo zero, se non quello delle proprie energie muscolari. Sempre di più si mettono in viaggio a piedi o in bici; dormono in abbazie, ostelli o stanze spartane; e coprono chilometri lungo antiche vie sacre, riscoperte con un vago senso di penitenza e anche un po’ per moda. Pellegrini contemporanei, attorno ai quali sta fiorendo un'industria dell'abbigliamento tecnico e una letteratura di viaggio di grande qualità. Da Patrick Leigh Fermor, che a 92 anni sta scrivendo a Kardamyli, nel Peloponneso, nella casa accanto alla quale volle farsi seppellire Bruce Chatwin, il terzo capitolo della sua vita da studioso errante (dopo A time of gifts, che Adelphi pubblicherà il prossimo anno, e Between the woods and the water), a Paolo Rumiz, i loro libri si riconoscono dalle mappe inserite nelle prime pagine: edizioni storiche da rigattieri oppure altimetrie scientifiche di straordinaria precisione con migliaia di appunti scritti in grafia minuscola accanto a ogni tappa: diari di viaggio, in cui la descrizione dei luoghi s’intreccia a quella delle persone. Ma proprio questi spazi e questi incontri hanno il potere di restituire valore e vigore alla parola scritta, al racconto.

Lungo le mille miglia da Canterbury a Roma – sulla via Francigena che Sigerico percorse nel X secolo per visitare Giovanni XV - Enrico Brizzi, ora 32enne, autore a vent’anni forse del primo romanzo generale (Jack Frusciante è uscito dal gruppo), ha trovato lo spunto per una fiction on the road, che diventa appassionante con lo sviluppo della storia dopo un avvio lento e malgrado la scelta di rivolgersi con il tu all'alter ego protagonista principale che rende un po' ostica la narrazione, parallela al resoconto del cammino, pubblicato un anno fa su L’Espresso in pieno Mondiale di calcio. Tra il Lago Lemano e il confine italiano, con tre compagni s’imbatte in un pellegrino tedesco controverso e inquietante, pieno di tatuaggi (le braccia d’inchiostro del titolo) e sentimenti contradditori, da cui cerca di fuggire con esiti spesso comici. Tra le nevi delle Alpi, i quattro partecipano loro malgrado a un fatto di sangue, che, come il viaggio, sconvolgerà le loro certezze e mostrerà una realtà diversa da quella a cui si crede per abitudine, se si resta fermi.



Enrico Brizzi, Il pellegrino dalle braccia d'inchiostro
Mondadori-Strade Blu
Pagine 316. Euro 15.50

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