Elaborazione grafica di Guido Nestola

12.9.07

Forme di poesia

Ho già raccontato parte di questa storia, ma ricomincio ugualmente dall'inizio. Ho conosciuto Michele Marziani attraverso il web: giornalista, gourmet, dotato di una sensibilità molto particolare. Ci siamo scambiati qualche mail, come accadeva tra i blogger della prima ora, e perfino le bozze di un romanzo che lui avrebbe voluto pubblicare. Ho letto tardi, ma ho letto. E le sensazioni iniziali sono state confermate: in quel romanzo, ambientato a centinaia di chilometri dai miei luoghi giovanili, ho ritrovato tante mie cose (passioni, abitudini, forme di un'educazione antica, eccetera), un sorprendente idem sentire, come direbbe qualcuno che conosco.

Avrei voluto incontrarlo, anche perché Michele viveva anche a Milano, ma non mi è mai riuscito. Sono rimasto comunque in contatto, leggendo il suo blog nel quale ci sono ricette, incontri, suggestioni e poi l'evoluzione di quel romanzo e di altre idee molto interessanti. Qualche settimana fa, facendo parte nella sua mailing list "umana e professionale", ho ricevuto una comunicazione: ho lavorato al sito internet dell'azienda vinicola di Paolo Scavino, mi ha scritto. Proprio quel giorno avevo trovato una notizia sul vino che avrei voluto far commentare a qualche uomo di vino. L'ho proposto a Michele, perché sentisse per me Scavino, ma ho ricevuto un rifiuto garbato, ma argomentato in un modo che mi ha quasi infastidito: mi ha parlato di poesia, di persone, di una dimensione altra da quella nella quale gli chiedevo di tornare (quella dei quotidiani superficiali e tritatutto), banale e non più accettabile, anche a costo di qualche rinuncia.

Aveva ragione, probabilmente, ma non è facile riconoscerlo. Qualche giorno fa, ancora Michele mi ha aiutato a farlo, forse in maniera definitiva. Con una nuova mail circolare, mi ha fatto sapere che accompagnerà Michel Butor ("scrittore importante e inquietante, sovvertitore di schemi letterari, esponente negli anni Cinquanta del Nouveau Roman francese che spingeva all’estremo l’indagine descrittiva intorno agli oggetti e alle cose dell’animo"), autore di La modificazione, ripubblicato un anno fa da Fandango, in un viaggio in Italia tra i sapori della nostra terra e i pensieri di una cultura comune. Si comincia oggi a Milano, dal ristorante di Nicola Cavallaro. Mi è stato sufficiente dare uno sguardo al sito e al blog di quest'ultimo per capire l'importanza di certi incontri, la poesie, le persone appunto. E per trasformare il fastidio di qualche settimana fa in invidia e totale sostegno al coraggio e alla curiosità di Michele.

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20.7.07

Essere lì, tra Sciascia e i falsari


Altre due o tre cose che val la pena di sentire e di leggere.
Una è già stata proposta da Luca Sofri sulla Gazzetta: il nuovo disco di Cesare Picco, Light line. Non aggiungo molto, non perchè lo abbia già fatto lui quanto per pregressi interessi privati in atti d'ufficio che potrebbero incidere gravemente sul giudizio: un anno fa ho ascoltato a Brescia la prima assoluta di Bach to me, una rilettura moderna ma molto rispettosa del Concerto Brandeburghese n. 5 con una giovane orchestra berlinese, e mi sembrò una delle cose più nuove e originali degli ultimi anni, malgrado qualche autocelebrazione pianistica di troppo. Riprendo solo un'affermazione che Picco fa in un'intervista su Wuz:


Il mio approccio musicale tende verso l'essenza: preferisco togliere piuttosto che aggiungere. Di conseguenza, la ricerca della pulizia mentale va di pari passo con la pulizia del suono.

E allora, a proposito di sottrazioni, Being there del Tord Gustavsen Trio è insuperabile anche da parte del nostro Cesare: nitore assoluto del suono e della forma; una impostazione jazz molto rigorosa a cui non si rinuncia mai e che non rinuncia alla melodia. Quasi un esercizio Zen, con atmosfere cupe ma mai sinistre. Draw wear è un capolavoro di questa sintesi.




Il falsario di Caltagirone
di Maria Attanasio. Sellerio editore


Piccola deliziosa e documentatissima ricostruzione di una vita vissuta davvero e, mi dice il catanese "Arci", mitizzata in molte zone della Sicilia. Quella di Paolo Ciulla, socialista a cavallo tra Ottocento e Novecento, artista di talento straordinario ma provinciale, falsario, perseguitato per matterìa, melanconico e "maledettamente" gay, compiuto con uno stile che, come molti altri prima di me hanno sottolineato, ricorda quasi sempre quello di Leonardo Sciascia. Un personaggio avvolto "in una nube d'ossidiana interiore" che lo rende gradevole malgrado il carattere torvo e silenzioso. Una lettura leggera, rapida e per questo molto piacevole.

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11.6.07

Pellegrini contemporanei: penitenza o moda?

Cambiare scenario; abbandonare Londra l'Inghilterra e mettersi in viaggio attraverso l'Europa come un vagabondo o uno studioso errante!... D'un tratto non era più soltanto ovvio, ma era l'unica cosa da fare. Avrei viaggiato a piedi, dormito sui covoni d'estate, mi sarei riparato nei fienili quando pioveva e nevicava e avrei familiarizzato soltanto con i contadini e i viandanti. Se fossi riuscito a vivere di pane e formaggio e mele con cinquanta sterline l'anno come Lord Durham con qualche zero di meno, avrei conservato anche qualche spicciolo per carta e matite e un boccale di birra ogni tanto. Una nuova vita! Libertà! Qualcosa di cui scrivere!
Patrick Leigh Fermor

Il low cost? Superato. La nuova vacanza è a costo zero, se non quello delle proprie energie muscolari. Sempre di più si mettono in viaggio a piedi o in bici; dormono in abbazie, ostelli o stanze spartane; e coprono chilometri lungo antiche vie sacre, riscoperte con un vago senso di penitenza e anche un po’ per moda. Pellegrini contemporanei, attorno ai quali sta fiorendo un'industria dell'abbigliamento tecnico e una letteratura di viaggio di grande qualità. Da Patrick Leigh Fermor, che a 92 anni sta scrivendo a Kardamyli, nel Peloponneso, nella casa accanto alla quale volle farsi seppellire Bruce Chatwin, il terzo capitolo della sua vita da studioso errante (dopo A time of gifts, che Adelphi pubblicherà il prossimo anno, e Between the woods and the water), a Paolo Rumiz, i loro libri si riconoscono dalle mappe inserite nelle prime pagine: edizioni storiche da rigattieri oppure altimetrie scientifiche di straordinaria precisione con migliaia di appunti scritti in grafia minuscola accanto a ogni tappa: diari di viaggio, in cui la descrizione dei luoghi s’intreccia a quella delle persone. Ma proprio questi spazi e questi incontri hanno il potere di restituire valore e vigore alla parola scritta, al racconto.

Lungo le mille miglia da Canterbury a Roma – sulla via Francigena che Sigerico percorse nel X secolo per visitare Giovanni XV - Enrico Brizzi, ora 32enne, autore a vent’anni forse del primo romanzo generale (Jack Frusciante è uscito dal gruppo), ha trovato lo spunto per una fiction on the road, che diventa appassionante con lo sviluppo della storia dopo un avvio lento e malgrado la scelta di rivolgersi con il tu all'alter ego protagonista principale che rende un po' ostica la narrazione, parallela al resoconto del cammino, pubblicato un anno fa su L’Espresso in pieno Mondiale di calcio. Tra il Lago Lemano e il confine italiano, con tre compagni s’imbatte in un pellegrino tedesco controverso e inquietante, pieno di tatuaggi (le braccia d’inchiostro del titolo) e sentimenti contradditori, da cui cerca di fuggire con esiti spesso comici. Tra le nevi delle Alpi, i quattro partecipano loro malgrado a un fatto di sangue, che, come il viaggio, sconvolgerà le loro certezze e mostrerà una realtà diversa da quella a cui si crede per abitudine, se si resta fermi.



Enrico Brizzi, Il pellegrino dalle braccia d'inchiostro
Mondadori-Strade Blu
Pagine 316. Euro 15.50

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La cultura dei libri e della legalità

Gherardo Colombo, uno dei pm di Mani pulite, è stato da poco nominato vicepresidente della Garzanti. Spiega a Simonetta Fiori, su La Repubblica di sabato:
Vado a svolgere un lavoro in continuità con quel che ho fatto finora. Sono convinto che la giustizia sia prima una questione culturale, e che soltanto poi intervenga la sua amministrazione. Lo sostengo da tempo: ci vuole ben altro, rispetto alle sentenze dei giudici, perché dal sistema e dalla cultura dell'insofferenza alle regole si passi al sistema e alla cultura della legalità. Le sentenze possono aiutare, ma da sole non bastano. (...)

In fondo mi muove la stessa esigenza che mi trascina tra i ragazzi: il desiderio di dare un'informazione corretta e documentata sul mondo che mi è più vicino ossia quello delle regole. Intorno ad alcune nozioni fondamentali - giustizia, istituzioni, Stato, solidarierà, arbitrio, libertà - impera una superficialità assurda. Mi piacerebbe stimolare una riflessione profonda, non conforme al pensiero dominante.

Qual è il pensiero dominante?

E' il conformismo prodotto dalla semplificazione del pensiero. In questo Paese si pensa poco, si dimenticano pezzi del ragionamento. Tutta l'analisi dello sviluppo economico si gioca intorno ai numeri, che fanno dimenticare la precarietà del lavoro, gli omicidi bianchi, il disagio giovanile.

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