![]() |
30.4.04
Referendum e felafelPranzo veloce ad Allenby Syreet ieri mattina. Giro al mercato di Tel Aviv, polizia inesistente, urla di venditori come nell'oleografia classica delle città meridionali. E' la normalità di una città che, appena ti siedi in un simil chiringuito e chiedi due indigeribili felafel e un piattino di hummus, ti si avvicina e con discrezione ti chiede: italiano? Niente di più, anzi quasi il fastidio di mostrarsi troppo e di scoprirsi a domande sul referendum all'interno del Likud sul piano di disengagement che Sharon propone domenica. Le ultime previsioni dicono che perderà, perché ha fatto poca propaganda; perché il Likud, il partito della destra di governo, è diviso in troppe anime; perché il ritiro unilaterale non piace; perché qualcuno, dentro il partito, gli ha voltato le spalle all'improvviso. Problemi? Nessuno, perché come scrive il Jerusalem Post:
A questo proposito, segnalo anche il post di Brodo Primordiale.
ReportI confini con i Territori sono stati chiusi; i dintorni del palazzo dello Sport sono controllati dall'alto e dal basso, con sbarramenti a metà strada costituiti da pullman piazzati di traverso; l'accesso all'Arena avviene attraverso camion-metal detector. Le misure di sicurezza per le Final Four di Eurolega di basket a Tel Aviv si possono definire imponenti, come alcuni giornalisti amano dire o scrivere. Gli amici dell'Eurolega mi raccontano che, tre mesi fa, la polizia ha illustrato l'organizzazione del proprio intervento con una presentazione in Power Point.
28.4.04
A volte esageranoConferenza stampa, in mattinata, al Museo dell'Arte Moderna. I rigidi controlli di sicurezza sono affidati a una minuscola settantenne dalla facci incartapecorita che prova a negare l'accesso a chi non presenti la lettera d'invito, con poco successo. Tra gli ospiti, le telecamere sono tutte per un major general della Polizia di Israele che in un fluente inglese spiega come la polizia sarà utilizzata da domani per le Final Four di Eurolega di basket. Frasi di rito, sindaco di Tel Aviv, Ministro del Turismo, allenatori, giocatori, eccetera. Durante il cocktail nel giardino, con i piedi sopra un mosaico di Enzo Cucchi e in mezzo a imponenti e belle sculture di artisti europei, io e il mio collega Luca siamo presi in disparte da un buon numero numero di giornalisti israeliani. Ci chiedono come abbiamo potuto esprimere sul nostro giornale dubbi sulla sicurezza e soprattutto sull'opportunità, in una situazione conclamata di conflitto, di far disputare queste Final Four a Tel Aviv. Non concepiscono che qualcuno abbia un'idea diversa dalla loro, che altre idee, altri luoghi, altre culture possano spostare lontano da qui l'attenzione e la comprensione del mondo. Io e Luca ci affanniamo a spiegare, entrambi partendo da un concetto fondamentale: "We respect your opinion". Ho quasi l'impressione che qui questo concetto non sia ugualmente fondamentale. Poi sfoglio su internet le ultime notizie. E sul Jerusalem Post trovo questa dichiarazione, finalmente, illuminante di Colin Powell:
Scoop iracheni![]() Plan of Attack avrebbe dovuto avere anticipazioni quotidiane, per cinque giorni, sul quotidiano della capitale, ed essere messo in vendita solo martedì 20 aprile. Venerdì 16, però, l'Associated Press ha battuto tutti, perfino il suo autore, lanciando un dispaccio di circa 1000 parole in cui sintetizzava le principali novità contenute nel libro pubblicato da Simon&Schuster. Chi di scoop ferisce, di scoop perisce.
27.4.04
IctusStrillo di taglio nella prima delle pagine milanesi di Repubblica di oggi (a colori forse anche per l'occasione...):
E son soddisfazioni!
Check inNon fosse per quelle bandierine, appunto, sembrerebbe una città come un'altra. E anche l'evento sportivo per il quale sono stato inviato dal mio giornale, le Final Four di Eurolega di basket, un'occasione come un'altra. I controlli di polizia annunciati (3500 uomini, 22 check point attorno alla Nokia Arena, il vecchio palazzo di Yad Eliyahu con un nome nuovo di marketing) per il momento non ci sono. O, almeno, non sono assolutamente visibili. L'hotel dove risiedono le squadre è il solito porto di mare, con gruppi di turisti dello Jewish Center di Detroit che si mescolano ai giganti che dopodomani andranno in campo. A meno che non mi abbiano applicato una cimice tra i capelli, a mia insaputa, non sono mai stato controllato, né fermato, né qualcuno mi ha ancora chiesto che cosa ci faccia e perché. Mi guardo attorno con curiosità, ben più che con preoccupazione. E mi ritrovo in situazioni paradossali. A Malpensa, questa mattina, la porta di imbarco per il volo per Tel Aviv era attaccata all'altra per Teheran. A sinistra, i giovani ebrei che, avvolti nei pastrani bianchi a righe nere, pregavano scuotendosi avanti e indietro; a destra, donne con il velo sedute a guardia di nugoli di ragazzini. Io in mezzo. Uno straniero. O, più semplicemente, un cittadino di un mondo che non ha più luoghi unici, definiti, esclusivi; non ha più confini. Per evitare la coincidenza con le Final Four, il partito di maggioranza ha spostato dal 29 aprile (giovedì, quando si disputeranno le semifinali e il Maccabi Tel Aviv affronterà il Cska Mosca) al 2 maggio il referendum sul piano di Sharon per rimuovere gli insediamenti dai Territori occupati. Il basket è, in effetti, lo sport nazionale: per organizzare e mantenere a Tel Avivi queste Final Four, malgrado il peggioramento della situazione in Medio Oriente, sono stati mossi tutti i canali diplomatici: alcuni osservatori hanno affermato che la semifinale avrebbe ridotto l'afflusso alle urne, amici giornalisti del posto mi garantiscono che fra i politici ci sono molti tifosi e che le Final Four sono una passerella importante, alla quale non si può mancare.
23.4.04
Il mestiere di leggere![]() Ieri, parlando di che cosa si potrebbe inventare per il futuro, il mio amico più caro credo mi abbia fatto il regalo più bello dicendomi: Potresti fare il suggeritore di libri: incontri a cena o a un aperitivo cinque-sei persone e le incanti con le descrizioni di quello che hai letto e soprattutto dei libri che vorresti leggere e già proponi loro come qualcosa di simile a dei capolavori. Se diventasse un'occupazione regolata da un albo con uno statuto regolare, ci potresti vivere.
A cuor leggeroMartedì partirò per Tel Aviv, obiettivo Final Four di Eurolega di basket. All'andata prenderò un volo Alitalia, al ritorno (dopo 5 giorni di soggiorno in Israele) un volo El Al. Bene, questa sera l'Ansa ha battuto questa notizia:
Visibilmente sollevato, sono andato sul sito di Haaretz, il quotidiano più popolare in Israele, per leggere le ultime sull'attacco delle Forze di Difesa israeliane a Gaza che è costato la vita, tra gli altri, a due bimbe palestinesi, di 9 e 4 anni, e a un ragazzo di 16 anni. Il quarto capoverso della notizia è il seguente:
Questo è quello che si legge su un altro lancio dell'Ansa:
Ora, se malgrado le rassicurazioni ufficiali che i soldati non hanno sparato ad altezza bambino, perfino Kofi Annan stasera ha alzato la voce, "denunciando l'uso sproporzionato della forza da parte di Israele", qualcosa vorrà dire. O no?
22.4.04
Promozione d'altriDi Saltimbanco, hanno scritto in tanti in Italia negli ultimi mesi (segnalo Valerio Cappelli del Corriere della sera, un amico fraterno), ma ammetto che la migliore è Laura Putti di Repubblica. Lei ha visto lo spettacolo di Lione, io quello di Zurigo due mesi prima, ma ho deciso di non leggere troppi articoli di altri prima che i miei venissero pubblicati per non farmi influenzare. Oggi l'ho ripreso, è uscito su Repubblica del 14 aprile, ed è il meglio riuscito, il più felicemente rappresentativo:
Chapeau, anzi Chapiteau...
Autopromozione![]() Vanity Fair, in edicola da oggi, pubblica un mio servizio di presentazione di Saltimbanco, lo splendido spettacolo del Cirque du soleil che, per la prima volta in Italia, debutterà giovedì 29 aprile a Milano (area spettacoli di piazzale Cuoco). Da oggi per un settimana andate in edicola a comprare il giornale; poi andate a vedere lo show: è bellissimo, ottimista, luminoso, colorato, divertente, per bambini e (soprattutto) per grandi. Da non perdere
Technorati, il Beta![]()
Sbaglio o ci avviciniamo sempre di più al web semantico? In attesa che qualcuno mi risponda, mi sembra importante che, rispetto all'impostazione precedente, la versione Beta di Technorati sia più chiara e comprensibile anche per chi, come me, conosce le nozioni di base. E non è poco.
GMail anch'io![]()
Il Paese di un'oraScrive Thomas Fuller sull'Herald Tribune di sabato scorso:
Al di là dell'ennesima perla del nostro presidente del Consiglio, l'aneddoto inquadra il problema d'identità che la Slovenia, a dieci giorni dall'ingresso in Europa, affronta da anni. Nell'articolo dell'Iht si racconta del concorso governativo per cambiare la bandiera, molto simile (come il nome) a quella della Slovacchia: tre strisce orizzontali, bianca, blu e rossa. E del tentativo di marketing istituzionale di creare un brand che renda interessante un Paese di appena due milioni di persone. L'idea è quella dell'"one-hour country". Il Paese è così piccolo, che qualsiasi cosa - le montagne, le spiagge dell'Adriatico, la capitale Lubiana - sono raggiungibili in una sessantina di minuti. Janez Potocnik, futuro rappresentante sloveno nella Commissione europea lo descrive come una nazione "con un'attitudine alpina centro europea, con uno spirito mediterraneo e un'anima balcanica". Sono rientrato da poco da Lubiana e ho trovato questa descrizione perfettamente adeguata. Lo spirito mediterraneo è prevalentemente italiano, in un luogo nel quale si mangia (generalmente bene) e si parla con i nostri cibi e la nostra lingua. L'anima balcanica si trova negli innumerevoli bar in cui la gente si ritrova dietro ogni angolo (ma meno fumosi e rumorosi di quelli di Belgrado, dove praticamente si vive per buona parte della giornata), e in un idioma addolcito rispetto a quello aspro e tagliente che ho sentito parlare in Serbia o in Croazia. L'attitudine centro europea è visibile nelle chiese e, in generale, in un'architettura lineare e imponente, con numerose e piacevoli presenze Decò. Lubiana è una città che vive molto all'aperto, ideale per un flaneur contemporaneo, in cui si approfitta appena si può dei rari momenti di tregua concessi dalla pioggia e da un cielo sempre scuro. A prima vista ricca, comunque benestante. E' giovane (credo di non aver mai visto, domenica mattina, una concentrazione così alta di carrozzine con bambini per centimetro quadrato!) e giovanile: piena di gallerie d'arte che danno spazio agli studenti dell'Accademia; di locali molto curati, dal design occidentale; di ristoranti nei qualli la tradizione è mescolata con la ricerca di nuove soluzioni, ma senza eccessi creativisti. Vi si parla correntemente l'inglese, molti usano l'italiano e il tedesco con facilità. E non esiste immigrazione extra-comunitaria. Nessun razzismo da parte mia, sia chiaro, questo è semplicemente un dato di fatto che ha una conseguenza pratica immediata: i ragazzi sloveni fanno qualsiasi tipo di lavoro, dai venditori di mandorle tostate agli inservienti nei ristoranti o nei bar. E una morale, più a lungo termine: crea un'identità molto più solida, determinante per qualsiasi progetto di integrazione europea. Questa considerazione mi ha fatto tornare alla mente una notizia che ho ascoltato durante un giornale radio della Rai la scorsa settimana. Si descriveva un tentativo di rapina o forse di rapimento nei confronti di un imprenditore del Lecchese. E si concludeva pressappoco così:
16.4.04
Riferimenti![]() Questa è la mia risposta, non vale per tutti. Ma intanto getta una luce diversa sui fenomeni che si sviluppano all'interno dei blog e sulla loro valutazione. Un anno fa, il posto di Lia era occupato da Massaia, anche quello diventato famoso grazie al passaparola, partito peraltro da blogger di grande popolarità: era un weblog "costruito", un esercizio, probabilmente anche un calcolo; diciamolo pure, divertente ma finto. Forse siamo cresciuti. In più, il Blog di Lia si è rivelato per me uno strumento prezioso. Fra dieci giorni dovrò andare a Tel Aviv per lavoro e i link che lei indica ai giornali, alle tv e ai blog arabi sono fondamentali. Non solo per le ultime notizie, ma per conoscere aspetti che difficilmente si leggono sulla stampa internazionale. Ieri, ad esempio, sul sito di Al Jazeerah ho letto un bellissimo articolo sulla triste Pasqua di Gerusalemme, la Città Santa. Pochissimi turisti, ancora meno abitanti del posto, quasi tutti a vedere in casa il Dvd di The Passion, il film ufficialmente non messo al bando dal governo israeliano, ma come se lo fosse, oppure in un hotel della zona Est della città che ha puntato la sua promozione per le feste sul pacchetto all included: soggiorno blindato e Mel Gibson in pay tv a getto continuo.
15.4.04
Arredo urbanoSpesso, nei mesi scorsi, camminando per le strade di Milano, ho alzato gli occhi verso il cielo e ho visto ancora tante bandiere della pace appese ai balconi, diventando parti dell'arredo urbano, come un'aiuola o un lampione simil Déco. Non sono più brillanti come un anno fa, ma annerite, impregnate di smog, di cenere e di oblio. Perché neanche l'Italia che un anno fa le aveva esposte, oggi è la stessa. Di fronte a quel che è accaduto negli ultimi giorni in Iraq, dobbiamo scegliere: ritiriamole, e con loro anche le idee che le aveva fatte uscire, oppure ripuliamole e riappendiamole, ma con una forza nuova.
7.4.04
Mangiare, discutere e capirsiQualche giorno fa ho scritto un post sui Cuochi da vetrina e l'eccessiva personalizzazione della gastronomia in Italia. Come esempio, avevo raccontato di una mia esperienza non proprio brillante in un ristorante di Bologna, Il Bargello del Marchese. Come potete leggere nei commenti, lo chef del ristorante mi ha scritto una risposta. Gentile, corretta, coerente con il suo modo di intendere la professione. Presta però il fianco a qualche ulteriore considerazione che ho inviato a Rino Senatore per e-mail e che qui di seguito riporto. Al di là del fatto personale, credo che questa sia una rara e ottima occasione per discutere direttamente con le persone e cercare di capirsi. Un altro punto a favore dei weblog.
5.4.04
DissensoC'è chi fa polemica. C'è chi fa tendenza. Io faccio dissenso. Anzi, Dissenzoo. Il mio post a caldo sul derby di Roma sospeso per la voce fasulla è stato pubblicato da questa..., questo... Già, come definirlo? L'ho chiesto ad Antonello Tiscia, che ha selezionato il pezzo. Questa è la sua risposta:
Che dite, li sosteniamo?
3.4.04
Bello, stabile![]() ![]()
|
Scrivere per la rete
Leggere per se stessi Il weblog
di
Carlo Annese
![]()
Luglio '02
Agosto '02 Settembre '02 Ottobre '02 Novembre '02 Dicembre '02 Gennaio '03 Febbraio '03 Marzo '03 Aprile '03 Maggio '03 Giugno '03 Luglio '03 Agosto '03 Settembre '03 Ottobre '03 Novembre '03 Dicembre '03 Gennaio '04 Febbraio '04 Marzo '04 Aprile '04 Maggio '04 Giugno '04 Luglio '04 Agosto '04 Settembre '04 Ottobre '04 Novembre '04 Dicembre '04 Gennaio '05 Febbraio '05 Marzo '05 Aprile '05 Maggio '05 Giugno '05 Luglio '05 Agosto '05 Settembre '05 Ottobre '05 Novembre '05 Dicembre '05 Gennaio '06 Febbraio '06 Marzo '06 Aprile '06 Maggio '06 Giugno '06 Luglio '06 Agosto '06 Settembre '06 Ottobre '06 Novembre '06 Dicembre '06 Gennaio '07 Febbraio '07 Marzo '07 Aprile '07 Maggio '07 Giugno '07 Luglio '07 Agosto '07 Settembre '07
|