Elaborazione grafica di Guido Nestola

3.9.02

Un'immagine per l'11 settembre

AfghanistanCi siamo, purtroppo. Un anno è passato e giornalisticamente l'avvicinamento è forte, intenso, pesante. Com'è giusto che sia. Immagino come saranno aperti i telegiornali. Immagini nel silenzio, al rallentatore, montaggi di Osama bin Laden, dei pompieri di New York City, degli aeroporti americani vuoti. E sui giornali, una foto enorme, a centro pagina, delle Torri gemelle in fiamme o avvolte dal fumo.

Io voglio ricordare l'11 settembre con questa immagine. L'Afghanistan della guerra, l'altra faccia della della ferocia umana. E' una delle Foto dell'anno premiate da Editor&Publisher: Thomas Lee Bozeman - Daily Chronicle, Bozeman, Mont. Il mio silenzio in un blog di parole.

| Home | scrivi a Carlo Annese

Giornalisti, razza da blog - 2

Ho già citato in un altro post il pezzo di Infocity sui blog dei giornalisti. Mi chiedevo se fossi più triste per lo scarso numero di colleghi in rete o per la forzatura del titolo.

Mi è stato sufficiente fare un giretto online di un quarto d'ora, per stabilire che l'articolo era incompleto. In realtà, sono diversi i giornalisti, più o meno occulti, che tengono un proprio blog. Pochi quelli affermati, come Pino Scaccia, inviato del Tg1; più numerosi quelli meno noti, come Michele Marziani e Laura Bogliolo. Se non ci aiutamo fra di noi...

Post correlati: 1

| Home | scrivi a Carlo Annese

Internet in Italia: traffico raddoppiato in 2 anni

Un'altra cascata di dati dal Sole24ore di oggi ricavata dalle previsioni dell'istituto internazionale Idc contenute nell'annuale relazione dell'Authority per la comunicazione.

Alla fine del 2002, il mercato del traffico internet in Italia sarà più raddoppiato rispetto al 2000:

  • 2100 euro al minuto

  • 90 milioni di euro in un mese

  • oltre 1 miliardo di euro in un anno


Grazie anche alla diffusione dell'Adsl, nel 2001, i minuti che gli italiani hanno trascorso online sono stati 48 miliardi, 20 miliardi in più del 2000.

Sempre nel 2001, in Italia gli utenti unici (le persone che si sono collegate almeno una volta nell'ultimo trimestre dell'anno, al netto delle duplicazioni dovute all'uso di internet da due o più luoghi di accesso) sono stati 17.9 milioni.

| Home | scrivi a Carlo Annese

L’informazione può dividere? – 4

Cultura, comunque, se ne fa a monte. Che cosa sono, altrimenti, tutti gli studi teorici sull’evoluzione della scrittura, dello stile, sull’usabilità, la credibilità, l’accessibilità? Il problema, semmai, è che questa elaborazione culturale ha trovato scarsa applicazione pratica. E, come dice ancora Carlini, le vittime principali di questo processo sono giusto i valori nuovi che internet sembrava portare: l’ipertestualità e l’interattività.

Le cause sono molteplici: una discrasia fra teorici e pratici, fra lo studioso (Nielsen, padre della web usability, è ormai sopportato, se non odiato dai web designer: si veda il commento di Simone a un mio post) e l’operatore quotidiano; una forma di pigrizia da parte di chi, soprattutto i giornalisti, ha accettato a fatica l’idea di dover acquisire competenze grafiche e visive. Carlini ne propone un’altra: “Ci sono dei poteri da difendere, ma anche il modello ‘libera bacheca’, ampiamente sperimentato nei gruppi di discussione tematici, è risultato spesso deludente e noioso”. Insomma, non basta aprire i microfoni o i computer per liberare di colpo l’informazione vera, di base e magari alternativa.

Post correlati: 1 | 2 | 3

| Home | scrivi a Carlo Annese

L’informazione può dividere? – 3

Il dibattito diventa molto elevato dal momento che Attilio cita Eysenck, Maturana, Varela, Stoll. Tento comunque di inserirmi, sulla base di qualche riflessione e di altre opinioni che condivido, anche a costo di perdermi un po’, mescolare troppi campi e fare confusione.

Quello che scrive Da Empoli si ritrova anche in La mente al punto, edito da Laterza, di Raffaele Simone, un altro libro molto interessante: “Le informazioni sono diventate torrenti, fiumi inondazioni, una piena continua e inarrestabile. Tanto che siamo diventati incapaci di dominarle, di tenerle a mente, di valutare se sono di buona qualità oppure no”.

C’è un sovraccarico di informazioni che vengono fornite in maniera sempre più rapida (il che, per Simone, ha provocato una “malattia, una specie di delirio del ritoccare, del modificare che non spinge a pensare prima di scrivere, ma a pensare al più mentre scriviamo. O a non pensare affatto”). Quindi, all’incapacità degli utenti di verificarne la qualità si aggiunge l’impossibilità di farlo anche e soprattutto da parte di chi le fornisce.

Per questo, a mio avviso, più che della capacità personale auspicata da Da Empoli, è necessario quello che Franco Carlini definisce mediatore esperto: “un professionista esterno che faccia capire, orienti nella lettura e nell’interpretazione delle fonti. E’ colui al quale è affidata ‘l’intelligenza della scelta’: si comincia navigando, si accumulano selezioni intelligenti di informazione e poi si impacchettano nei formati che servono”. Un po’ quello che, in origine, dovevano essere appunto i weblog: “Ti do notizia che si sta dando notizia”, in base a un rapporto fiduciario.

Per Carlini, il mediatore esperto “è una clamorosa rivalutazione del negletto lavoro dei giornalisti al desk (quelli, cioè, che stanno in redazione) rispetto a quello nobile dell’inviato o dell’opinionista”. Per me, è la figura che si sarebbe dovuta affermare sin dall’avvento di internet.

Sei anni fa, una case history di un convegno su “Internet e carta stampata”, a cui ho partecipato, era stata quella del quotidiano britannico The Guardian. Secondo il suo responsabile, la funzione del sito doveva essere di ponte fra gli utenti e il mondo dell’informazione online, di filtro intelligente appunto: il deep linking allora era considerato giustamente il fondamento di un’attività giornalistica on line, il giornalista un ricercatori della/nella rete.
Bene, ieri volevo raggiungere il sito del Festival del Cinema di Venezia, non conoscendone l’indirizzo. Sono andato sul sito di Repubblica, convinto di trovarlo, ma non ce n’era traccia, come di alcun altro link ipertestuale.

E’ solo un esempio di una pratica ormai diffusa: ogni fonte di informazione, più o meno autorevole, è sempre più autoreferenziale, preoccupata di non essere cannibalizzata, superata, abbandonata. Dimentica di quella che potrebbe essere invece una funzione culturale nella rete.

Post correlati: 1 | 2 | 3

| Home | scrivi a Carlo Annese

L’informazione può dividere? – 2

Nel forum seguito all’articolo, Attilio sostiene il pensiero di Da Empoli, affermando nettamente l’esistenza di un primato occidentale e liquida il “terzomondismo” di Mantellini. Per lui, il vero problema non è l’equivoco tra Cultura e informazioni, ma il fatto che troppo spesso le informazioni reperibili su internet sono inutili, false, distorte o strutturalmente incomplete, e fingere di ignorarlo è una consapevole mistificazione.
“Ed ecco che le considerazioni sul digital divide basato sulla capacità personale – scrive - non sono altro che una pacifica presa d’atto dello status quo. Elargire un fiume di informazioni sconnesse e contraddittorie non è certo sufficiente a soddisfare l’utopia di portare la Cultura in tutte le teste, in misura eguale”.

Post correlati: 1 | 2 | 3

| Home | scrivi a Carlo Annese

L’informazione può dividere? – 1

Antefatto: Massimo Mantellini recensisce su Punto informatico Overdose, un libro di Giuliano Da Empoli, edito da Marsilio, la cui tesi centrale è:
L’evoluzione tecnologica ha rubato tempo all’elaborazione culturale dell’informazione privilegiando la quantità e la continuità dei flussi di notizie alla loro comprensione. Si profila, così, un nuovo digital divide basato sulla capacità individuale di comprensione e filtraggio dei dati piuttosto che sulla possibilità di accedere o meno ai dati stessi. Finora si pensava che il digital divide fosse basato sulla esclusione dell’informazione, mentre nella realtà il rischio che oggi si corre è opposto: l’esclusione attraverso l’informazione.

Mantellini obietta che questa è una visione fortemente occidentale e che anticipa eventuali scenari futuri, senza occuparsi di quello che è oggi il problema: solo una piccola parte del pianeta può accedere a internet o alla tecnologia in generale. Condivide invece uno dei rimedi prospettati da Da Empoli: il diritto alla disconnessione, quella capacità di superare la retorica dominante secondo la quale essere connessi è un valore assoluto di per se stessi.

Post correlati: 1 | 2 | 3

| Home | scrivi a Carlo Annese


2.9.02

Oddio, mi era caduto il server

Chi ha frequentato questo weblog nella giornata di oggi, ha sicuramente notato la scomparsa del link alla finestra dei commenti. Appogiandomi ad Haloscan per questo servizio, anch'io sono stato travolto dalla caduta dei due server. Come si dice: we apologize.

| Home | scrivi a Carlo Annese

Scrittore ti voglio applaudire

Mauro Covacich su Io Donna del Corriere della Sera dà un paio di risposte, naturalmente indirette, alle mie perplessità sull'incredibile successo di pubblico del Festivaletteratura. Naturalmente non sciogliendole.

Cita Tiziano Scarpa: "Credo che questa popolarità live di scrittori non proprio popolari si spieghi in parte con una specie di meccanismo proiettivo: quello non è un superbig, quello è uno come me, e ce l'ha fatta con un po' di parole, andiamo a vedere come se la cava".

E Raul Montanari: "Il pubblico è curioso della persona dello scrittore, dei suoi gusti, dei suoi tic, poco importa se è uno scrittore famoso. Ciò aiuta chi scrive libri a sentirsi gratificato, a tenere duro e lavorare nei momenti in cui, come diceva Patricia Highsmith, la meschinità del quotidiano ti assale con una violenza da tale da farti venir voglia di mandare tutto al diavolo".

| Home | scrivi a Carlo Annese

Giornalisti, razza da blog

Pagine personali di giornalisti: ormai è un "must" è il titolo di un articolo di Infocity. Per chi non l'avesse capito, faccio il giornalista, ma questo non comporta certo che mi aspettassi di essere citato. Anche perché, quel "must" riguarda solo un paio di blog ben noti tra gli appassionati: quelli di Sabelli Fioretti e Luca Sofri. Non so se mi dispiaccia di più il numero limitato di colleghi (grandi e piccini) o la forzatura del titolo.

Post correlati: 1

| Home | scrivi a Carlo Annese

Rischio diffamazione

Ho seguito a distanza tutta la vicenda del post di Simone.blogs sull'articolo del Gazzettino con replica, minacce, ecc. ecc.

Ecco quello che scrive oggi Punto informatico. In una opportuna conclusione molto displomatica, in cui si auspica "il ricorso ad un pacato dialogo pubblico o alla rettifica". Giustissimo. Ma si da il caso che, non essendo un blog una testata giornalistica depositata, non è possibile applicare le leggi sulla stampa: quindi, ad esempio la richiesta, come previsto dall'articolo 8, di pubblicare una rettifica nella stessa posizione e con lo stesso risalto dell'articolo "incriminato".

Tutto è affidato al buon senso degli individui e alla loro capacità di adeguarsi alle caratteristiche del mezzo.

| Home | scrivi a Carlo Annese


1.9.02

Un processo mentale

Dice Gyorgy Konrad a Ulf Peter Hallberg, autore di Lo sguardo del flaneur, edito da Iperborea: "La scrittura è un processo mentale, un modo di fare esperienze. Faccio esperienza delle cose attraverso la scrittura".

| Home | scrivi a Carlo Annese

Sapere/Velocità - Informazione/Tempo

Già nel post sul libro di Goody era stato espresso un concetto che ho ritrovato in un articolo di Michele Mezza, apparso sul Manifesto del 3/6/01: l'accoppiata sapere-velocità ha modificato radicalmente la struttura produttiva del mondo, il ruolo, la funzione e il contenuto del rapporto fra i produttori di informazione e i mediatori del sistema.

Secondo Paul Virilio, "il messaggio oggi non è più il medium, come diceva McLuhan, ma la sua velocità. L'informazione diventa inseparabile dalla sua accelerazione energetica, un'informazione non è attualmente più nemmeno un'informazione degna di questo nome ma un semplice rumore di fondo".

Un concetto al quale si può associare quello che Andrea Piersanti scrive su .com del 27/8/02, recensendo il libro Il continente digitale, edito dal Sole24ore, di Pier Giorgio Valente: "il tempo della nuova comunicazione non corrisponde più al tempo delle persone". Esiste, cioé, un 'tempo unico collettivo globale' per gli oggetti, le cose, gli affari e tanti 'tempi individuali e locali' per i soggetti, le persone e gli affetti. Il tempo 'corporeo' s'inchina a quello incorporeo di Internet, gli si sottomette. Il presente della realtà - scrive Valente - è assoluta atemporalità, concepita non fuori dal tempo ma senza tempo, ove passato e futuro si intersecano".

"Dall'intuizione teorica alle sue applicazioni concrete - aggiunge Piersanti -, il 'cyber tempo' sta diventando la nuova discriminante sociale e culturale del Terzo millennio. Tutto ciò che è gratis o poco costoso può durare tantissimo. Tutto ciò che vale e che dev'essere pagato in modo salato dura pochissimo".

Post correlati: 1 | 2 | 3 | 4

| Home | scrivi a Carlo Annese

Il libro: ricchezza, profondità, durata

Provo a riprendere il filo del discorso su scrittura, tempo e memoria, che ho avviato in post precedenti. Scrive Giuseppe Pontiggia sull’inserto domenicale del Sole24ore di inizio marzo:

“Il libro, come il giornale, vede quotidianamente eroso un predominio che alla fine dell’Ottocento aveva probabilmente raggiunto l’estensione maggiore. La sua difesa non deve però diventare la difesa di una esclusiva impossibile, ma di un’idea di cultura nll quale la nostra civiltà si riconosce.

“Non parlo del libro come oggetto perfetto (non ho dubbi in proposito), del quale siamo tutti innamorati: e mai come in questo caso l’aggettivo tutti, che abbraccia generalmente una parte, ne individua una tanto piccola. Né voglio cadere nella tentazione di evocarne la bellezza, la piacevolezza al tatto, il fruscio delle pagine, i profumi afrodisiaci, le delizie di cui i bibliofili tessono gli elogi, oggi prossimi ad assumere i colori crepuscolari della nostalgia, comunque prematura. Io non credo che il libro cesserà di essere una fonte di felicità.

“Noi piuttosto dobbiamo difendere l’immagine della cultura che il libro esprime rispetto ad altre fonti di sapere. E la lettura come esperienza che non coltiva l’ideale della rapidità, ma della ricchezza, della profondità, della durata. Una lettura concentrata, amante degli indugi e dei ritorni su di sé, aperta, più che alle scorciatoie, ai cambiamenti di andatura che assecondano i ritmi alterni della mente e vi imprimono le emozioni e le acquisizioni.

Solo quando pretende di essere sostitutiva del libro, l’informazione elettronica rivela limiti fuorvianti. Ma quando assolve una funzione integrativa o parallela, non costituisce un ostacolo, ma un aiuto”.

Post correlati: 1 | 2 | 3 | 4

| Home | scrivi a Carlo Annese

Credibilità o persuasione?

Tutto (o quasi) nasce alla Stanford University, dove è stato istituito un corso di Captologia, lo studio dei computer come tecnologia persuasiva (“un computer persuasivo è una tecnologia interattiva disegnata per modificare abitudini e costumi delle persone”).

Per essere sufficientemente persuasivi, si dev’essere prima di tutto credibili. Ed ecco, allora, che a Stanford compilano un decalogo su come rendere un sito credibile:

  1. Fa’ che sia facile verificare l’accuratezza delle informazioni del tuo sito

  2. Mostra che alle spalle del tuo sito esista una reale organizzazione

  3. Metti in evidenza la competenza esistente nella tua organizzazione, nel contenuto e nei servizi che metti a disposizione

  4. Mostra che dietro il tuo sito stanno persone oneste e affidabili

  5. Fatti contattare con facilità

  6. Disegna il tuo sito in modo che appaia professionale (o appropriato alle tue intenzioni)

  7. Crea un sito facile da usare e che sia utile

  8. Aggiorna spesso il contenuto del tuo sito (o quanto meno dimostra che è stato aggiornato di recente)

  9. Limita il ricorso a contenti promozionali, come pubblicità, offerte, ecc.

  10. Evita errori di qualsiasi genere, non importa quanto siano piccoli o poco significativi



| Home | scrivi a Carlo Annese

Un rigo, un treno

A proposito di americani e di abitudini diffuse e globalizzanti, leggevo ieri su Ttl de La Stampa questi Fulmini di Nico Orengo:

“E’ allettante questa idea che dall’America sta arrivando anche da noi. Se in treno stai leggendo un libro, ti è piaciuto, quando l’hai finito lo lasci sul sedile per qualcun altro. E’ il ‘book crossing’. Ma è praticabile? Qualche generoso esempio si è verificato. Generosissimo per uno, un libro, se gli è piaciuto proprio tanto se lo tiene, lo vuol rileggere, c’è una frase che può aiutarlo ancora, una parola che vuol ripetere.

"Avrei mai lasciato in treno ‘Le memorie di Adriano’ della Yourcenar, ‘Rien va’ di Landolfi, ‘Triste, solitario y final’ di Soriano, ‘Le città invisibili’ di Calvino? Sinceramente no. Li ho tenuti, consigliati, regalati, riletti. Più facile scendere dal treno, comprare una seconda copia, risalire e lasciarla sul sedile”.

Sante parole. E quattro ottimi consigli di lettura.

| Home | scrivi a Carlo Annese

Il coraggio di disconnettersi e una moleskine virtuale

Girando tra i blog, trovo questo post di Mantellini in cui di queste tre soluzioni:

  • il coraggio di essere sintetici e chiari

  • il coraggio di disconnettersi

  • il coraggio di recuperare una dimensione narrativa e lineare


si fa il tifo per la seconda.

Questo è il commento che ho lasciato:
Disconnettersi, recuperare l'aria, la luce, i suoni e i colori. Una necessità assoluta, sono d'accordo con te. Ma come si può fare? Io, ad esempio, usavo una moleskine, questa sì ante litteram, per raccogliere pensieri, riflessioni e citazioni. Adesso raccolgo tutto, ritaglio e metto da parte, in attesa di collegarmi e scaricare tutto nel mio blog. Una moleskine virtuale.

| Home | scrivi a Carlo Annese

Usabilità, accessibilità, credibilità. Ma noi siamo indietro

Quello che mi stupisce degli americani, è la loro straordinaria capacità di codificare tutto, di definire per ogni sottoscienza, settore o ambito possibile un decalogo. Così è stato in principio per l'usabilità dei siti web, poi per l'accessibilità (progettazione e realizzazione di un sito Internet accessibile, indipendentemente dalla dotazione tecnologica degli utenti, e che tenga conto delle loro difficoltà visive, uditive, motorie o cognitive), infine per la credibilità (di cui scriverò appena possibile).

A una teoria gli americani fanno corrispondere una serie di principi. Che però non tutti applicano. Gli italiani, per primi. Leggete cosa dice Patrizia Bertini, esperta di web-usability ed accessibilità su I-dome.

| Home | scrivi a Carlo Annese

Una giusta precisazione

Partendo da un mio post, Cavedoni su Blogorroico chiarisce in un suo post la distanza fra le sue considerazioni sulle ultime tendenze tipografiche ormai nauseanti e l'ennesimo decalogo di Nielsen sull'usabilità delle fonts.

Giustissimo chiarimento, che mi era ben presente dall'inizio. Diciamo che ho voluto forzare un po', partendo da Cavedoni per collegarmi a Nielsen, e ho sbagliato. Scrivere per la rete richiede precisione e soprattutto non passa inosservato: lo scambio è continuo, la possibilità di rendersi conto delle proprie imperfezioni anche.

| Home | scrivi a Carlo Annese


31.8.02

Al Sud: un viaggio da dentro

L'anima gemellaCome molti meridionali trapiantati al Nord, ho un rapporto di odio-amore con il Sud. Ogni volta che torno, faccio come Sergio Rubini, intervistato sul suo nuovo film L’anima gemella (foto): “un viaggio da dentro". Trovo commovente quello che Rubini aggiunge:

“Quando ho fatto Tutto l’amore che c’è, un pomeriggio ho telefonato a mia madre per domandarle se potevo girare un’inquadratura a casa sua. Dormiva, l’ho sentita girarsi sul fianco, battere sulla schiena di mio padre, chiedergli se potevo andare. Lui ha bofonchiato qualcosa e lei mi ha detto: va bene. Siamo andati sul balcone con la troupe, lei ci ha offerto l’orzata”.

| Home | scrivi a Carlo Annese

Una squadra che canta

“Le parole sono importanti”. Non ricordo in quale film abbia sentito pronunciare questa frase. Io la ripeto spesso. Non sono solo importanti perché si affermi con esattezza il senso di ciò che si pensa o si vuole dire, ma anche per rappresentarlo nella maniera migliore (colorita, interessante, adeguata, ecc.).

Faccio il giornalista sportivo e mi capita molto raramente di incontrare persone che facciano un uso particolare della lingua. Un paio, al massimo. Mosche bianche, che adoro ascoltare. Tra questi, l’ex commissario tecnico della Nazionale italiana di basket, Boscia Tanjevic. Un bosniaco intellettuale che alla cultura degli studi ha aggiunto quella della vita. Ieri, a proposito di un suo giocatore che si è infortunato, mi ha detto: “Stava giocando benissimo, come Hafiz (il profeta che ha imparato il Corano a memoria, forse il più grande glossatore dii Maometto). Con lui, la squadra cantava”.

Una squadra di basket che canta: un’immagine meravigliosa che solo la combinazione perfetta di certe parole può descrivere.

Dice Diego Marani del suo libro L’ultimo dei Vostiachi: “Sono un acrobata delle lingue, mi piace suonarle, come il giocoliere che rotea in aria i birilli ma non conosce la fisica”.

| Home | scrivi a Carlo Annese

Maestri di lettura

Nell’intervista citata nel post sul Festivaletteratura, Margaret Mazzantini afferma: “Chi non ha avuto dei genitori, degli insegnanti, insomma delle figure capaci di avviarlo alla lettura e di aiutarlo a scegliere si trova sperduto quando entra in libreria. Sono luoghi enormi e poiché il mondo è scadente si stampa una gran quantità di libri scadenti, così è difficilissimo orientarsi. Per questo, è importante un buon libraio che consigli un percorso, che aiuti a costruire una piccola biblioteca”.

Da un lato, c’è l’eterna ricerca del buon maestro, della guida che instradi e non imponga, del suggeritore elevato che t’introduca alla vita. Ricerca impossibile, per alcuni. Difficile per molti.

Dall’altro, la Mazzantini rivela uno strano concetto di libreria: “enorme e pieno di cose scadenti”. Amo le piccole librerie, i luoghi raccolti e confortevoli, e compro solo da quelle, piuttosto da Internet se proprio non riesco a trovare ciò che cerco. Il mio sogno è proprio quello di aprirne una del genere: una bomboniera in cui poter trovare il possibile e l’auspicabile.

Un sogno che a volte si scontra con una realtà. Dall’esperienza quotidiana e ora anche dalla frequentazione dei numerosi blog dedicati alla lettura o che comunque contengono citazioni, rimandi e proposte librarie, mi rendo conto di quanta gente in realtà non solo legga, ma sappia leggere. Abbia, cioè, un criterio e non solo una passione; sia guidata da un progetto interiore. Gente che non è facile accontentare, per la quale lettura e scrittura sono sinonimo di qualità.

| Home | scrivi a Carlo Annese

Festivaletteratura: evento non disponibile

Nei giorni scorsi, ho cercato vanamente di acquistare via Internet i biglietti per alcuni incontri con gli scrittori del Festivaletteratura di Mantova. Per l’80%, quelli che nel cartellone vengono definiti eventi erano già da tempo non più disponibili.

Mi chiedo come sia possibile che, in un Paese nel quale il 61.4% dei cittadini non apre neanche un libro, una manifestazione dedicata alla lettura sia letteralmente intasata. Non posso pensare che tutto quel 12% di italiani lettori forti, che cioè finiscono almeno una decina di libri all’anno, si dia convegno in quei giorni. Faccio parte di quest’ultima categoria e riconosco, paradossalmente, d’aver ricavato quasi sollievo dall’impossibilità di reperire biglietti: preferisco che gli scrittori conservino il mistero (come dice Margaret Mazzantini in un’intervista sul Venerdì di Repubblica del 30/8: “Chi scrive deve restare un po’ nell’ombra”), restino legati alla parola scritta e non si offrano al rischio della lingua parlata o di una mimica che può trasfigurare il personaggio ideale creato dalle loro costruzioni verbali.

Ricordo: ero piccolo e in casa si aspettava ogni settimana l’Espresso in formato tabloid per leggere la rubrica televisiva di Sergio Saviane. Corrosiva, era definita allora, con uno stile brillante, vivacissimo, funambolico. Un giorno, Saviane accettò un invito in una trasmissione e fu una delusione cocente: apparve impacciato, senza ritmo, intimidito dal mezzo che invece demoliva ogni settimana.

| Home | scrivi a Carlo Annese


29.8.02

Usabilità della scrittura
Nielsen: "Consentiamo agli utenti di cambiare la grandezza delle font"

Blogorroico mi dà lo spunto per riprendere l'ultima newsletter (19/8) di Alertbox sull'usabilità del web. Come Cavedoni, Jakob Nielsen lamenta l'uso improprio di certe font di scrittura. Si oppone all'uso degli style sheets (cioé i caratteri e i corpi predeterminati di un sito) che nelle mani dei web designers "tirannizzano gli utenti" imponendo corpi piccoli e spesso illegibili. E chiede a Bill Gates di far reintrodurre in IE Explorer un bottone che consenta agli utenti di leggere i testi con corpi più o meno grandi di quelli predefiniti.

Secondo Nielsen, gli style sheets illegibili sono così diffusi perché:
  • La maggior parte dei web designers è giovane, quindi ha una vista perfetta. I corpi piccoli creano problemi alla vista dai 40 anni in su.

  • Mentre creano un sito, i web designers non leggono il testo che inseriscono, ma danno uno sguardo d'assieme per verificare che tutto sembri "grande".


Nielsen propone alcune linee guida per favorire l'usabilità degli stili di scrittura:
  • Non usare valori assoluti nella grandezza delle font indicata negli style sheets, ma valori in percentuale.

  • Definisci la grandezza di default delle font in una misura ragionevolmente grande: almeno 10 punti.

  • Se il tuo sito è indirizzato a utenti di una certa età, usa font di default ancora più grandi: almeno 12 punti.

  • Aumenta quanto più possibile il contrasto tra i colori del testo e quelli dello sfondo. Malgrado si sappia che uno scarso contrasto riduce la leggibilità, la Rete è piena di testi in grigio.


| Home | scrivi a Carlo Annese

Una società senza scrittura e senza memoria - 3

Scrive Marcela Serrano in L'albergo delle donne tristi, edito da Feltrinelli: “Raccontare storie può guarire dalle malattie o salvare la vita; senza storie, vivremmo in un presente già vecchio”.

Scrive Cesare Garboli in Pianura proibita, edito da Adelphi: "Sentivo i libri come una realtà invadente e dolcissima, che mi rubava e mi toglieva alla vita. Ma senza i libri non esisterebbe il passato, la vita che si è persa, la vita che non abbiamo vissuto e che non possiamo incontrare".

Post correlati: 1 | 2 | 3 | 4

| Home | scrivi a Carlo Annese

Una società senza scrittura e senza memoria? – 2

Il cambiamento della scrittura, dunque, può essere strettamente legato al cambiamento dei ritmi e dei modi di produzione. In Pensieri così, edito da Garzanti, Vincenzo Cerami rilegge la Rivoluzione francese attraverso il confronto tra caffè e cioccolata, la bevanda dei borghesi nevrotici contro quella dei nobili oziosi.

E “il fatto che il caffè abbia vinto sulla cioccolata la dice lunga su quale piega abbia preso il mondo”. E’ andato di fretta, troppo, fino a perdere per strada la memoria di se stesso.

Post correlati: 1 | 2 | 3 | 4

| Home | scrivi a Carlo Annese

Una società senza scrittura e senza memoria? – 1

Su Ttl de La Stampa del 3/8, nella recensione di Il potere della tradizione scritta, di Jack Goody, edito da Bollati Boringhieri, Lelio Demichelis scrive:

“(…) Stiamo perdendo la densità (tempi lunghi, spazio logico, riflessione) della ‘comunicazione scritta’. (…) Siamo entrati in una nuova tradizione puramente orale-visiva, senza più testo né memoria? Non è forse la tecnica, oggi, a imporci alfabeto e grammatica del comunicare? E l’immagine – specie se virtuale – è ancora ‘comunicazione sociale’ oppure tutto sta cambiando, i modi di produzione come quelli di relazione?

"(…) Goody, professore di Storia culturale e Antropologia a Cambridge, sviluppa la sua idea della scrittura come ‘tecnologia’ che produce radicali differenze tra le società, ribadendo che i mutamenti nei modi di comunicazione sono altrettanto importanti di quelli nei modi di produzione.

"(…) la scrittura è anche memoria, storia, regola, identità individuale e insieme sociale. Ma oggi, dal tempo reale e dal just-in-time dell’industria post-fordista ci pare nascere una società senza più (bisogno di) memoria né storia, con identità sempre più fragili e discontinue – che potrebbe dunque fare a meno della tradizione scritta”.

Post correlati: 1 | 2 | 3 | 4

| Home | scrivi a Carlo Annese


28.8.02

Baratto o nuova comunità chiusa?

Riaprendo la posta, ho trovato la proposta di uno scambio di link da Veneto Blog. Ho provato piacere per due motivi: 1. qualcuno si è accorto della mia presenza; 2. mi è sembrato di tornare indietro di qualche anno, quando vagavo tra i motori di ricerca per promuovere il mio sito. La sensazione, allora come oggi, è di appartenere a una piccola cerchia che viveva di baratto e di reciproca stima.

Il passaparola, però, potrebbe non essere più sufficiente. E' molto interessante quello che dice Blogorroico:

"Mano a mano che vengono creati degli strumenti per collegare insieme i weblog, quelli che utilizzano dei sistemi fatti in casa sono sempre più tagliati fuori dalla rete di connessioni tra i vari siti e dei nuovi utilizzi che si possono fare del web che si vanno via via delineando; nonostante tutta la colla tra i weblog che viene prodotta in questo periodo sia creata per la maggior parte con strumenti open source, vedo la soglia tecnologica alzarsi continuamente e mi domando quali possano essere le sue conseguenze specialmente quando da tutte le parti non si fa altro che parlare di semplicità".

Un'altra evoluzione tra chi può e chi non può: chi ha la tecnologia e le opportunità e chi, invece, resta fuori per economia o mancanza di reali occasioni?

| Home | scrivi a Carlo Annese

Il ritorno - Scrittura, tempo, memoria

Torno al mio blog, ma è come se non l’avessi mai lasciato. Durante la vacanza, ho letto, raccolto, riflettuto, finendo in un vortice ipertestuale che mi ha sorpreso e compiaciuto. Partendo dal tempo della scrittura, sono arrivato al tempo della memoria: un percorso che proverò a ripetere qui, citando, glossando e forse perdendomi anche un po’.

In principio c’è un articolo di Giovanni Bogliolo su Ttl de La Stampa del 18/5/02, dal titolo Proust non portava l’orologio, pubblicato in occasione della Fiera del Libro di Torino dedicata quest’anno a “Ritrovare il tempo”. Sulla Recherche, scrive:

“(…) Ma non c’è solo il tempo della storia e quello del racconto (…). C’è, a monte, non più percepibile se non attraverso i tormentati manoscritti ma depositato in ogni piega dell’opera, dalla grandiosa architettura al lento e sinuoso respiro della frase, il tempo della scrittura: una gestazione lunga e dolorosa, tanti tentativi abortiti e poi, dopo l’intuizione salvatrice, in angosciosa competizione con la morte incombente, la stesura del testo, anche questa non secondo un moto rettilineo che va dall’inizio alla fine, ma che, da un inizio e una fine concepiti e redatti insieme, si sviluppa a dismisura per concrezioni, dilatazioni e aggiunte fino a creare tra loro tutta la distanza di un affollato polifonico romanzo.

Per un libro come la Recherche, questi ritmi sono imposti dal flusso avvolgente della frase, dalla precisione del dettaglio e dalla densità dell’enunciato, in cui spesso narrazione, riflessione e analisi si fondono e sollecitano soste di approfondimento e centellinate riletture”.

La Recherche, insomma, come ipertesto letterario ante-litteram, anticipazione elevata di ciò che oggi siamo diventati scrivendo per la Rete.

| Home | scrivi a Carlo Annese


9.8.02

Visto, si parta

Fuori dal coro va in vacanza. L'appuntamento certo è per il 28 agosto, ma se la tecnologia m'assiste anche a Pantelleria, non escludo qualche improvvisa apparizione nei prossimi giorni. Da leggere ne ho e i Vip sull'isola sono già troppi!

Prima di partire, ho lasciato una traccia su Letture e riletture: andate a vedere.

| Home | scrivi a Carlo Annese


8.8.02

Web, raddoppiati i portali locali - 2: i quotidiani in rete

Ancora dalla Relazione dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni. Sono oltre 100 le testate giornalistiche in rete collegate ai quotidiani: i 3/4 offrono tutti gli articoli dell'edizione cartacea. Poco sfruttata la possibilità di archiviare gli articoli: solo 64 siti hanno un archivio e, in generale, la consultazione è limitata agli ultimi 7-15 giorni. Solo l'8% offre tutti gli articoli presenti nelle copie su carta.

Le testate quotidiane online hanno conquistato spazio nei consumi informativi degli utenti Internet, a spese dei portali generalisti: il 44% del tempo speso su siti informativi va ai quotidiani contro il 13% delle sezioni news dei portali (e il 20% ai siti di news online).

Post correlati: 1

| Home | scrivi a Carlo Annese

Web, raddoppiati i portali locali - 1: le pubblicazioni on line

Dal Sole24ore di domenica 24/8/02. L'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni ha censito oltre 2200 pubblicazioni online per fare il punto sul mercato dell'editoria elettronica.

A fine 2001, erano 700 i portali nazionali. Solo 100 quelli generalisti, circa lo stesso numero dell'anno precedente; 213 erano quelli verticali specializzati (i cosiddetti vortal) rispetto agli 80 del 2000. Raddoppia il numero dei portali locali, arrivati a 390, di cui 224 facenti parte di 11 network regionali o di grandi città.

Il mercato dell'editoria elettronica, a fine 2001 contava su 2298 pubblicazioni italiane: 890 in più rispetto all'anno precedente (+60%). Fino al 2000 sono state le webzine a registrare i maggiori incrementi. Nel 2001, invece, i siti web collegati alla carta stampata periodica passano da 559 a 1051 (+88%) mentre le webzine sono cresciute del 48% (da 772 a 1141).

Post correlati: 1

| Home | scrivi a Carlo Annese

Cultura digitale e cultura accademica

Oggi Fahreneit, il pomeriggio di Radio3, ha trasmesso una puntata de "La strana coppia". Due personaggi raccontano il proprio rapporto con la musica. Questa settimana, uno di questi era Maria Corti, linguista, filologa, anima dell'archivio dei manoscritti dell'Università di Pavia, morta di recente.

La Corti ha manifestato un anti-luddismo tipico di certi accademici. "Chi sa usare i computer - ha detto -, chi conosce l'informatica, non può dirsi acculturato. La tecnologia non è sinonimo di cultura, sta depauperando la cultura umanistica". La tesi, presa in generale, può essere anche condivisibile. Ma a condizione che sia priva di quei preconcetti che invece animano le parole della Corti.

Poco dopo ho letto su Diario un'intervista con Joshua Bell, 33 anni, uno dei migliori violinisti dei nostri tempi, che è anche grande esperto di videogiochi. Cultura alta e tecnologia (addirittura ludica) non sono poi incompatibili.

| Home | scrivi a Carlo Annese

Questione di dettagli

Lo confesso: era stata sufficiente una fesseria (il fatto che Blogger avesse fatto sparire i miei archivi) per farmi disamorare del blog. Ora è bastata una fesseria al contrario (lo stesso Blogger ha dato una risposta "pubblica" al mio problema che molti altri utenti avevano incontrato e gli archvi sono di nuovo raggiungibili) per farmi ricominciare a scrivere a poche ore dalla partenza.

| Home | scrivi a Carlo Annese


5.8.02

Fuori dal coro, ma a che serve?

Sto facendo girare la voce fra gli amici, qualche collega discreto e i parenti stretti. Mi piacerebbe che vedessero il mio blog, che dividessero con me questa nuova passione. Ma quanto durerà? Chi, oltre a loro, una decina di persone, lo leggerà?

Dietro queste domande ce n'è una, principale, a cui faccio fatica a trovare risposta: che cosa sono i weblog? Me lo ha chiesto una cara amica che ha perso minuti preziosi per interpretare, studiare, analizzare il mio, nel tentativo di capire e generalizzare. Ho cercato di spiegarle, ma so di non essere stato esauriente.

Non esiste una definizione univoca, come non esiste un uso specifico dei weblog. In rete sono finiti diari, confessioni, poesie proprie o altrui, romanzi, racconti, ascolti e visioni. Un tempo erano quadernetti furtivi, sigillati con nastri colorati, nascosti sotto strati di camicie e intimo profumato; oggi sono siti dinamici o statici, ma soprattutto di dominio volutamente, istrionicamente pubblico.

Sì, esistono anche siti specialistici, qualche fonte alternativa di informazione, riflessioni e dibattiti su temi di reale interesse pubblico. Quanti, però, al di fuori della cerchia dei blogger e dei loro amici, ne conoscono l'esistenza, traendone notizie utili? A chi e a che cosa serve che io trascriva dati e tabelle sul consumo di carta o sullo stile del web, se non a me e a consumare le notti per compilare codici, aggiungere foto, creare directories su altri servers?

Vorrei scoprire che qualcuno viene a curiosare fra i miei numeri e le mie lettere, per aprire un dialogo o solo per leggere qualcosa di talmente vecchio da sentirlo come nuovo. Ad esempio, altri che non siano i pochi bloggers a cui ho inviato una email di complimenti per l'efficacia e l'interesse del loro sito. Per ora, sono pronto a prendere una pausa di riflessione che coincide, guarda caso, con le mie ferie.

Le ferie di un sito internet: una contraddizione in termini! Internet è il tempo reale, l'informazione continua, il refresh sempre in funzione. Ma un po' di mare di Pantelleria mi farà bene.

| Home | scrivi a Carlo Annese

L’utopia dell’ufficio senza carta – 2: un po’ di numeri

I dati, di fonte Fao, sul consumo di carta in Italia (che è al 7° posto nel mondo):

  • 41% - la percentuale dell’aumento del consumo dal 1991 al 2000
  • 7.8 – i milioni di tonnelate consumate nel 1991
  • 11 – i milioni di tonnellate consumate nel 2000
  • 31% - la percentuale prevista di aumento del consumo dal 2000 al 2010
  • 40% - la percentuale di rifiuti solidi costituita dalla carta.



I dati sul consumo di carta nel mondo:

  • 289 – i milioni di tonnellate consumate nel 1997
  • 294 – i milioni di tonnellate consumate nel 1998
  • 349 – i milioni di tonnellate previsto tra 10 anni, con un amento del 34%
  • 335 – i chili di consumo annuale pro capite nel Usa al 1997
  • 18 – i chili di consumo annuale pro capite nei Paesi in via di sviluppo al 1997.



Altri due dati interessanti, per finire:

  • Il 10% della carta viene usata per prodotti di lunga durata (come i libri)
  • Il 90% della carta viene usata una sola volta e poi eliminata.



Secondo gli autori di “The myth of paperless office”, la diffusione dell’email può portare, non è chiaro in quale periodo, a un incremento del 40% nel consumo di carta negli uffici.

Post correlati: 1

| Home | scrivi a Carlo Annese

L’utopia dell’ufficio senza carta – 1: carta contro digitale

Si diceva che il computer avrebbe dovuto fare sparire la carta e invece ne ha moltiplicato enormemente l’uso. Il 31 luglio, Repubblica ha dedicato una pagina a “The Myth of paperless office”, un libro della Mit Press nel quale sono riportati i dati sul consumo mondiale di carta in relazione alla diffusione della tecnologia. Un’indagine simile era stata svolta un anno fa dall’Università di Perugia, ma naturalmente non aveva avuto uguale risonanza.

I vantaggi della carta sono:

  • Facilita la tendenza a leggere in maniera non sequenziale, cioè saltando da un capoverso all’altro
  • I fogli si possono sparpagliare sul tavolo, favorendo il reperimento rapido delle informazioni
  • E’ personalizzabile, con postille, commenti e note a margine

I vantaggi dei documenti digitali sono:

  • Si può cercare facilmente al loro interno attraverso le parole-chiave
  • Si possono condividere con altri spedendoli via posta elettronica
  • Sono archiviabili in maniera ordinata

Se si analizzano queste differenze, gli argomenti sono giusto quelli che spiegano la necessità di modificare e adattare per la rete la scrittura e lo stile di esposizione dei contenuti, di cui ho parlato sin dai primi post:

  • Scrittura non sequenziale, appunto, per paragrafi
  • Divisione dei contenuti in più videate consecutive, con una disposizione allargata di testi e immagini
  • Uso frequente di link ipertestuali che trasformino un video in una vera e propria scrivania sulla quale aprire più finestre di formato possibilmente ridotto, che contengano informazioni sempre più specifiche e approfondite.
  • Ricorso a strumenti di interazione o feedback (form per i commenti, e-mail dell’autore, ecc.) diffusi nel testo, quindi non solo all’inizio o alla fine di un test ma collegati a ciascun paragrafo.

Post correlati: 1

| Home | scrivi a Carlo Annese


4.8.02

Il Pc, mezzo di riscatto sociale

Makno & Consulting ha realizzato per RaiNet una ricerca sulla diffusione dei Pc nei nuclei familiari (notizia pubblicata da .com l'1/8). Dai risultati emerge che:

  • Il 60% delle famiglie italiane con 2 e 3 figli ha un Pc in casa
  • Tre single su 10 hanno un Pc in casa
  • Tre coppie su 10 hanno un Pc in casa

Inoltre traspare una caratterizzazione metropolitana e popolare delle nuove tecnologie. Il Pc non è più uno strumento elitario, ma trova terreno fertile nei quartieri urbani densamente abitati. "A fare un uso massiccio del Pc - spiega Gianluca Nicoletti, direttore editoriale di RaiNet - sono coloro che cercano riscatto sociale, non certo chi ha già uno status consolidato".

Sociologia pret a porter? E se chi produce contenuti per la rete riflettesse un po'?

| Home | scrivi a Carlo Annese

Saper anche parlare - Luca Sofri

Sì, ancora lui: Luca Sofri. Ma per puro caso. Perché, leggendo un'intervista pubblicata il 1° agosto da .com (che, tra l'altro, fa un'interessante promozione estiva, assegnando ID e password gratis per tutto agosto) in cui si annuncia che il nostro condurrà la trasmissione "8 e 1/2" su La7 in coppia con Giuliano Ferrara, racconta i suoi inizi professionali:

D. Di cosa scriveva?
R. Di tutto. Non avevo nessuna competenza specifica, ma una superficiale preparazione su qualsiasi cosa, cioé il miglior modo di fare i giornalisti, con i tempi che corrono. Un tempo sarei risultato un grosso ignorante, adesso invece va molto di moda sapere quattro cose su qualsiasi argomento. E però avevo sviluppato, per passione giovanile, competenze su internet, computer e nuove tecnologie: nel momento del botto, io mi sono trovato fra quelli che ne sapevano un po' di più. Quindi ho cominciato a scrivere per Panorama Web, mentre con Panorama facevo un po' di tutto. Frequentando la Mondadori, mi sono imbattuto in un progetto per un mensile maschile giovanile, genere Gq. Il progetto si è perso, però quella redazione è stata utilizzata per Mondadori.com, e a quel punto sono stato assunto come praticante


Sofri, 37 anni, è freelance.

Post correlati: 1 | 2

| Home | scrivi a Carlo Annese

Visioni fuori tema - Respiro

RespiroMi faccio prendere la mano, per una volta. Dovrei scrivere di scritture per la rete e letture per se stessi, ma mi capita spesso di avere... visioni da consigliare.

Chi è in città nelle quali i cinema proiettano film degni di questo nome, sia pure in due soli spettacoli serali, veda Respiro, film di Emanuele Crialese, con Valeria Golino. Scoprirà le acque incantevoli di Lampedusa e una storia di libertà, natura, viscere che si mescolano alla testa, amori e affetti. Scene corali da "Quarto stato" del mare e attori-bambini straordinari.

Leggete la critica di Marco Lodoli sul Diario. E se lo dice lui...

| Home | scrivi a Carlo Annese

Ancore... di salvezza

Ho fatto un giro tra qualche blog, per cominciare a capire, analizzare, andare in profondità. Se questo è il nuovo fenomeno sociale della rete, vorrei scoprire gli uomini e le donne che ci sono dietro: perché mettono in pubblico i propri pensieri, preferendo l'uso di una tastiera e un modem ad altre forme di comunicazione.

Ma prima di raggiungere conclusioni sui contenuti, mi sono soffermato sulla forma e sullo stile. Ho scelto un campione, anche tra i blog che ho frequentato e segnalato per primi. Di tutto ciò che ho scritto finora a proposito di brevità, efficacia dei testi, usabilità dei siti, non solo quasi nessuno tiene conto ma è nella natura stessa dei weblog disattenderlo, se non addirittura capovolgerlo.

Se internet richiede una scrittura frammentata o segmentata perché un testo sia leggibile, quella dei blog è invece quanto di più lineare possa esistere. Si procede dall'ultimo pensiero al primo, talvolta lunghissimi, con scarse possibilità di collegamento fra l'uno e l'altro. Solo alcuni inseriscono link ad articoli o altri siti, quello che poi è stato indicato come il core content di questo tipo di attività.

In mezzo, non esistono "ancore", cioé rinvii ad altre parti del sito. Chi comincia a leggere un post è obbligato a scorrere verso il fondo : mai che compaia un rimando al top della pagina che si sta consultando, tantomeno all'home page (necessario ancora più del top, se si entra negli archivi).

A proposito degli archivi, quanti in realtà cliccano sui link delle settimane precedenti non conoscendone in contenuti? In realtà, esiste la possibilità di effettuare dei link all'interno degli archivi, aggiungendo una semplice stringa di comandi, ma nessuno dei blog che ho analizzato li utilizza. Alcuni rinunciano perfino a dare un titolo ai singoli post, togliendo così anche l'ultimo punto di riferimento a chi legge dall'esterno, rendendo i testi molto autoreferenziali.

Non vorrei sembrare un catastrofista, ma ho il timore che proprio per queste caratteristiche anti-economiche, per il suo spregio delle regole di stile, il blog sia destinato a un successo intenso (giusto come nuovo fenomeno sociale in rete o eventuale fonte alternativa di informazioni, quando esistano realmente) ma breve. Come il tempo che si dedica a navigare nella rete.

| Home | scrivi a Carlo Annese


Home

Il weblog di
Carlo Annese


. Le foto .


www.flickr.com
Carlo Annese Suoni delle Dolomiti photoset Carlo Annese Suoni delle Dolomiti photoset

. Il libro .


Acquista

. L'archivio .


. I blog .


[Powered by Blogger]

Un solo click, tanti blog.

Blog Aggregator 3.0 - The Filter

BlogItalia.it - La directory italiana dei blog